Accogliendo il gentile quanto perentorio invito del nostro docente, proviamo a mettere insieme qualche spunto di riflessione sull'approccio al turismo della gente delle Marche.
Diciamo già da subito che il turismo noi Marchigiani non è che ce l'abbiamo proprio nel sangue! Siamo un popolo per cui il lavoro, l'economia, la nostra vita sono legati alla produzione di qualcosa di concreto: scarpe per camminare, letti per dormire, i prodotti della terra per mangiare.
Ed il turismo? Certo le Marche sono sempre state terra di passaggio, terra accogliente per marinai, commercianti e pellegrini... eppure Il turismo resta qualcosa di relativamente "nuovo", di estraneo alla nostra cultura. Qualcosa che interpretiamo con gli schemi legati alla produzione di beni materiali e non ad un ottica di produzione di servizi.
Cosa fa il Marchigiano che si butta nel turismo? Parte in quarta dal prodotto ed apre una struttura ricettiva a gestione familiare, cercando di costruire qualcosa di bello o di funzionale, senza guardare troppo al mercato.
E come la commercializza? Restando il più distante possibile dagli intermediari. Ho provato a parlare con alcuni gestori di agriturismi della zona del Conero, una delle zone delle Marche a più forte "vocazione" turistica. Sebbene la quasi totalità dei gestori distribuisca la sua struttura sul web, la stragrande maggioranza lo fa solo tramite il suo sito internet, spesso prodotto e gestito autonomamente. Molti hanno sì iscritto la loro struttura in qualche portale e motore di ricerca... ma solo quelli gratuiti, quelli che non chiedono commissioni, "Ho un bel prodotto e tanto la gente viene lo stesso, perché dovrei pagare?!".
E' una strategia che ha una sua coerenza e con i suoi punti di forza (l'amore per la propria creatura in primo luogo)... ma siamo sicuri che possa reggere all'aumentare della concorrenza intra-regionale e inter-nazionale?